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MUGNAI: “E’ ormai un anno che la Giunta Rossi non dà risposte soddisfacenti alle nostre domande"
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Oggi si registra una fuga dalle proprie responsabilità da parte del presidente Rossi e da parte dell’assessore alla Sanità Scaramuccia che dovevano essere in aula a dare spiegazioni e chiarimenti. Non so quali altri impegni così importanti li abbiamo trattenuti per non potere venire a riferire su questo caso che interessa tutti i toscani e anche noi consiglieri. E’ una fuga di oggi ma è anche una fuga di ieri perché è passato un anno da quando si cominciò a parlare del caso Massa (era il 12 ottobre del 2010) e non abbiamo mai ricevuto da parte della giunta regionale risposte chiare e soddisfacenti alle nostre ripetute domande.

In questo anno io non ho creduto neppure per un attimo che la vicenda della Asl 1 di Massa Carrara si potesse derubricare a semplice atto di puro peculato. Qualcuno ha rubato, è certo. Ma l’ammanco di 300 milioni di euro ha altre radici: le politiche aziendali. E la sentenza del giudice del lavoro lo conferma. Ciò significa che le disponibilità economiche dell’Asl 1 sono state indirizzate anche a funzioni differenti rispetto a quelle dell’assistenza alla persona. Sono state impiegate come volano economico diciamo come ammortizzatore sociale. Scelte dalla chiara matrice politica, tese a creare simpatie, se non vero e proprio consenso politico. E, guarda caso, l’Assessore alla Sanità in quel periodo era quello stesso Rossi che è diventato governatore della Toscana giocando il megajolly del pareggio di bilancio in sanità. Noi non siamo i difensori d’ufficio di Delvino. Il nostro unico fine è quello di capire le responsabilità politiche e smascherare il gioco dello scaricabarile.

 
FERRI: “Non sono da sottovalutare le conseguenze politiche dell’ordinanza del giudice di Massa"
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Il presidente Rossi, l'assessore Scaramuccia e la loro maggioranza politica in Consiglio Regionale continuano ad affrontare lo scandalo del buco dell'Ausl n. 1 evitando accuratamente approfondimenti ed assunzioni di responsabilità politica ormai di tutta evidenza. Ció anche a seguito dell'ordinanza del giudice del lavoro di Massa con la quale è stato non solo sancito il reintegro dell'ex direttore generale Delvino, ma anche e soprattutto posta in evidenza una ben piú ampia rete di responsabilità che non puó non coinvolgere l'assessorato ed il dipartimento regionale, oltre che la galassia di consulenti che è sempre stata intorno ad essi e da essi è stata utilizzata in molteplici attività svolte presso l'Ausl n. 1, come in altre Ausl ed Estav della Toscana. Sottovalutare dunque la sua portata politica di questa ordinanza ed anche quelle che potrebbero essere le eventuali conseguenze è di per s'è semplicemente paradossale. Si tratta in verità di un "passaggio" che può mettere veramente in discussione tutto un sistema e che, al di là delle parti politiche che ciascuno puó e deve rappresentare, va affrontato per ció che rappresenta. Del resto su questi temi è ormai dal mese di ottobre 2010 che il PdL insegue Rossi ponendogli domande alle quali egli non ha mai risposto. Il presidente è stato evasivo al momento dello scoppio dello scandalo, si è rifiutato di venire in commissione d’inchiesta dopo che aveva garantito la sua presenza, ha in qualche modo “invitato” a chiudere i lavori della commissione in tempi brevissimi (tre mesi) certamente non sufficienti a fare tutte le verifiche ed i confronti del caso (non era mai capitato che, avendo un argomento tanto delicato da trattare, si assegnasse un tempo di lavoro tanto limitato alla commissione), non ha risposto alle successive interrogazioni presentate sul tema. Infine, Rossi ha disertato il Consiglio, sede nella quale avrebbe avuto il dovere di dare le sue spiegazioni in merito all'ordinanza. Sede in cui, cioè non si era più chiamati a discutere soltanto di quello che pensiamo noi o delle informazioni che possiamo aver raccolto nella commissione d’inchiesta oppure di quello che possiamo aver letto sui giornali, detto da chiunque. Nel Consiglio del 12 ottobre si discuteva di un’ordinanza, quindi di un atto che è terzo rispetto a tutto ed a tutti, che ha un valore giuridico evidente. Un atto rispetto al quale era ed è necessario entrare nel merito, per valutarne appieno i dati di fatto, l'ampia istruttoria svolta con precisione, le responsabilità attribuite e trarne le conseguenze politiche. A tutto questo Rossi, ancora una volta si è sottratto. L’ordinanza del giudice del lavoro di Massa rende valenza ulteriore al lavoro che il Pdl ha fatto in questo anno. Ricostruisce la vicenda dell'Ausl n. 1 nei suoi aspetti principali, cosí come si è cercato di fare e di dire anche durante i lavori della commissione d’inchiesta, nonostante che il presidente Rossi ed anche l’assessore Scaramuccia non abbiano mai aiutato veramente ad arrivare in fondo a questo tipo di ragionamento. Anche per questo la loro assenza in Consiglio è stata un affronto alla nostra istituzione. Per questo, ora, non possono piú sfuggire al loro dovere di rispondere e confrontarsi, partendo proprio dai quesiti che il Pdl ha posto e pone all'attenzione di tutti, oggi piú di ieri, alla luce del fatto che sono gli stessi affrontati (ed in parte evasi) nell’ordinanza del Tribunale di Massa. Rossi non puó, cioè, limitare la sua risposta all'atto con cui ha decretato il licenziamento del dott. Delvino. Non puó perché questa scelta non tiene giuridicamente, perchè questo atteggiamento è politicamente vergognoso, perchè la "pentola" delle responsabilità politiche ha perso il suo coperchio e non ci sono più alibi o capri espiatori dietro quali nascondersi. C'é uno scandalo gigante, c'è un sistema che ha evidenziato falle enormi, c'è un Presidente che ha fatto l'assessore alla sanità per 10 anni puntando sulla presenza sua e dei suoi uomini piú fidati quale garanzia della qualità di quel sistema. C'è un'unica cosa dalla quale dovrebbe alzarsi per fuggire, per una volta doverosamente: la sua poltrona.

 
ANTICHI: “Ormai la vicenda dell’ASL di Massa ha assunto contorni grotteschi"
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La vicenda dell’Asl 1 di Massa Carrara sta assumendo ormai contorni grotteschi. Non soltanto per la fuga del presidente Rossi, che potrà anche avere un legittimo impedimento a comparire in aula ma non si è neppure scomodato a dire qual è. O per l’assenza dell’assessore alla salute che voci di corridoio affermano essere all’estero. O per la strana anomalia per cui, in presenza di una Vicepresidente della giunta regionale, che ha assistito silente a tutta la seduta, prende la parola l’assessore all’Agricoltura. Evidentemente Rossi non ritiene la Vicepresidente neppure in grado di leggere due paginette dattiloscritte!

A parte queste riflessioni, entriamo nel merito della questione. Più volte in quest’aula abbiamo sostenuto che va rivisto il sistema di nomina dei direttori generali perché i direttori generali sono dei servi del potere. Traduco questo concetto in termini immediatamente comprensibili a tutti: i direttori generali vengono nominati direttamente dal presidente della giunta ed il loro rapporto è collegato a stretto filo alla sua persona. Sono in pratica la longa manus del potere politico. Che questa sia la situazione l’ha certificato e ne ha preso atto un Giudice che, nel caso di specie, è stato chiamato, forse nel primo caso che si ricordi nella storia giudiziaria della Regione, a verificare che tipo di rapporti intercorrono tra la Giunta, il Presidente della Giunta, l’assessore alla sanità e un direttore generale. E parla esplicitamente di “violenza morale”, ovvero di minacce dirette ad estorcere al lavoratore le dimissioni, dimissioni che sono arrivate puntualmente poiché il lavoratore è stato ridotto in uno stato di “privazione delle facoltà intellettive e volitive”.

C’è di che riflettere, e seriamente, sulla condizione dei direttori generali: la soggezione psicologica nei confronti di chi li nomina, di chi li paga e di chi dispone del loro rapporto di lavoro e delle loro carriere, non giova alla correttezza dell’azione amministrativa ed alla indipendenza nei confronti del potere politico. E’ necessario quindi rivedere le modalità di nomina e le modalità di svolgimento delle funzioni e del rapporto di lavoro dei dirigenti perché è evidente che i dirigenti la cui sorte dipende dalla volontà del capo sono dirigenti ammezzati.  L’ ordinanza del Tribunale del lavoro di Massa dice, per l’appunto di aver scoperto, “un vero e proprio meccanismo di occultamento fraudolento del passivo dell’Asl 1”, che era in corso addirittura dal 1998 da parte degli uffici amministrativi dell’ente e consisteva in una tecnica di storno anomalo di debiti e crediti, “così da rappresentare una situazione di contabilità generale assai diversa da quella reale”.

Per quasi dieci anni i conti della ASL1 di Massa sono stati, dunque, alterati e vi è il fondato sospetto che tale “meccanismo” (ideato da persone “allo stato rimaste ignote”, come afferma il giudice massese) possa essere stato applicato ben oltre il contesto locale.

Da queste considerazioni, lo spunto per due modeste proposte.

Un organo indipendente di revisione anche per la Regione

Vicende come quelle del “buco” della ASL1 di Massa, hanno evidenziato una sostanziale inefficacia del sistema dei controlli gestionali e contabili non solo della sanità, ma di tutto il bilancio regionale. E’ finalmente giunto il tempo che la Regione Toscana, sul modello di altri enti regionali e in attuazione delle norme della legge nazionale che lo impongono, si doti – previa revisione dello Statuto ed adozione di una apposita legge di dettaglio - di un organo di revisione indipendente, di nomina consiliare e che risponda esclusivamente al Consiglio regionale. L'organo dei revisione, in collaborazione con il Consiglio Regionale,  vigilerà sulla regolarità contabile, finanziaria ed economica della gestione relativamente alle entrate ed alle spese, all'attività contrattuale ed all'amministrazione dei beni, anche con il ricorso a tecniche motivate di campionamento; con obbligo di riferire all'organo consiliare su gravi irregolarità di gestione, con contestuale denuncia ai competenti organi giurisdizionali ove si configurino ipotesi di responsabilità. E’ chiaro che l'organo di revisione indipendente dovrà essere dotato di bilancio autonomo e di adeguate risorse umane e  strumentali e comunque dei mezzi necessari per lo svolgimento dei propri compiti. Per le funzioni dei collegi sindacali delle Asl e degli Estav, da mettersi comunque a sistema con quelle dell’organo di revisione regionale, si potrà proporre una separazione più netta tra le funzioni di controllo strategico sulla gestione, da parte dei collegi sindacali e le funzioni svolte da società di revisione da scegliersi attraverso procedimenti di evidenza pubblica e con incarico a tempo definito.

Il procedimento di nomina dei Direttori Generali

La vicenda della ASL1 di Massa induce anche un’altra osservazione, relativa stavolta alla eccessiva dipendenza dei direttori generali delle aziende sanitarie locali dall’organo politico (Presidente della Giunta regionale/assessore alla salute) da cui la nomina e la permanenza in carica dipende. Per spezzare questo vincolo che nasce fisiologicamente come fiduciario ma può trasformarsi patologicamente in vero e proprio vincolo di corresponsabilità nella conduzione e gestione dell’azienda, occorre condizionare la nomina dei Direttore Generali a più stringenti poteri del Consiglio regionale, ad esempio sul modello della nomina del direttore dell’Irpet (soggetto a parere vincolante della commissione affari istituzionali) e prevedere comunque la possibilità, da parte della commissione di merito competente, di una diretta interlocuzione con la direzione aziendale.

Ogni errore, anche il più grave, contiene informazioni preziose che sarebbe colpevole non cogliere nella intricata vicenda della ASL1 di Massa. Le magistrature, ordinaria e contabile, produrranno prima o poi la loro “verità” e troveranno, si spera, le persone “allo stato rimaste ignote” responsabili del disastro. Ma la politica fallirebbe la sua missione se si accontentasse di accanirsi su uno o più capri espiatori e rinunziasse a vedere, e a colmare, le falle del sistema.

 
AMMIRATI: “E’ preoccupante che Rossi rinunci al confronto e fugga dalla proprie responsabilità"
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E’ preoccupante, ma ormai è certificato, che siamo di fronte al Berruti degli anni 2000:  il presidente Rossi si comporta come lui quando vinse i duecento metri alle Olimpiadi di Roma. Tutte le volte che c’è un problema che lo riguarda da vicino e tutte le volte che viene chiesta la sua presenza in aula, lui fugge. Sul problema dell’Asl di Massa doveva venire in aula. Nemmeno se lo aspettava Obama doveva rinunciare al confronto. Rossi è sfuggito a tutto, credendo in questo modo di sfuggire alle proprie responsabilità.

Il direttore generale Delvino è stato licenziato in base a due presupposti che sono espressamente negati dall’ordinanza e quindi Rossi è andato contro dei principi espressi dall’autorità giudiziaria. Primo: l’ordinanza nega espressamente che Delvino fosse un lavoratore autonomo e dice che è un dipendente subordinato. Due: il testo parla di un “vero e proprio meccanismo di occultamento fraudolento del passivo dell’Asl 1 che era in corso addirittura dal 1998”. Quindi Rossi come fa a dire che viene meno il rapporto fiduciario con Delvino perché è stato lui a provocare il dissesto dell’Asl 1? Vorrei ricordare che le ordinanze non si interpretano né si commentano ma si deve semplicemente prendere atto di quello che stabiliscono. Che piaccia o meno alla maggioranza  perché quando conviene le sentenze vengono  prese come oro colato e quando non conviene sono aspramente  criticate. Se siamo garantisti, siamo garantisti fino in fondo.

Inoltre continuiamo a chiederci perché quella famosa lettera-diffida  del 2010 della Corte dei Conti, nella quale si esprimevamo perplessità sul bilancio dell’Asl di Massa, non è mai arrivata in Consiglio Regionale . Per quale ragione ai consiglieri è stato impedito di effettuare quel controllo che loro compete? Perché e chi lo ha impedito? Per tutelare chi? Quelle persone “ancora ignote”? Così vengono definite nella pronuncia, le persone “ancora ignote” che hanno messo in piedi questo meccanismo. Come fa chi è stato per dieci anni assessore alla sanità di questa regione a dire che non sapeva nulla? Non lo può dire.

E non è giusto che si sfugga alle richieste di chiarimenti; non è giusto che si sfugga al confronto in aula; non è giusto essere chiamati in commissione d’inchiesta e non presentarsi; non è giusto che Delvino sia stato costretto a dare le dimissioni. E, soprattutto, non è giusto chiudere questa vicenda con un unico responsabile.

E’ una inopportuna manifestazione di sottovalutazione del ruolo di coloro che siedono nell'aula consiliare, perché le responsabilità politiche sono diverse e non le possiamo accumulare tutte in un un’unica persona che può essere anche stato partecipe (anche se questo non si dice oggi, anzi si nega) ma di sicuro non è stato l’unico responsabile di tutto il dissesto. Dove sono allora le responsabilità politiche? Bisogna avere il coraggio di trovarle.  Io mi auguro che il “caso Massa” sia un’anomalia rispetto all’intero sistema sanitario toscano ma non vorrei invece che diventassero l’anomalia quelle Asl con un bilancio in pareggio.
 
MAGNOLFI: “La linea del PDL è la stessa del giudice di Massa: è un segnale positivo"
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Il giudice del lavoro ha stabilito il reintegro di Delvino e Rossi risponde con un licenziamento in tronco. Sembra una sfida alla magistratura da parte di una sinistra che di solito invece si prostra davanti a qualunque respiro provenga dagli uffici giudiziari quando pensa di averne un vantaggio politico. Sul “Caso Massa” manca la verità politica, amministrativa e giudiziaria. Il nostro fine è la verità politica. Come noto, noi non basiamo le nostre politiche sulle pronunce delle autorità giudiziarie, ma visto che la sentenza emessa dal Giudice di Massa è in linea con la posizione del PdL ne traiamo un segnale positivo.

La decisione di Rossi di licenziare Delvino, dopo il reintegro del Giudice del lavoro per non avere responsabilità sulla voragine finanziaria dell’Asl 1 di Massa, è inammissibile. Si continua nel voler gettare fango solo su una persona per trovare una sorta di “capro espiatorio” a tutta questa vicenda che sta rendendo ridicola l’intera Giunta toscana.
 
Gruppo consiliare PDL Toscana
Indirizzo: Via Cavour, 2 - 50129 - Firenze
E-mail: gruppo.pdl@consiglio.regione.toscana.it
Telefono: 055 2387508 - 055 2387510
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